Statuto dello Sci Club Lavorgo
StatutoValle Leventina

La Leventina è una vallata a ridosso del massiccio del San Gottardo che si sviluppa per una lunghezza di quasi cinquanta chilometri, disegnando un grande arco dal passo della Novena a Biasca.La valle può essere suddivisa in quattro distinti settori, delimitati dai gradini dello Stalvedro, del Piottino e della Biaschina, tre barriere naturali che ogni epoca s'industriò a superare con i mezzi che le erano propri.
Il primo settore, risalendo la valle, è formato dalla pianura alluvionale che si estende da Pollegio a Giornico. Dal versante destro confluiscono nel fiume Ticino numerose piccole valli sospese; lungo quello sinistro, sui mille metri di altitudine, si sviluppano i soleggiati terrazzi di Cavagnago e Sobrio.
Giornico, sede del museo di valle, è ricco di testimonianze d'arte e di storia. In questa torre la leggenda vuole che soggiornò il vescovo Attone di Vercelli, il donatore delle Tre Valli al Capitolo del Duomo di Milano. La chiesa di San Nicola, edificio dei primi anni del Duecento, rappresenta il più bell'esempio di romanico lombardo del Canton Ticino. Santa Maria del Castello, sul promontorio che ospitava un fortificazione milanese, contiene affreschi di mano seregnese di particolare interesse stilistico e iconografico.Poco oltre Giornico un gigantesco scoscendimento, staccatosi in epoca preistorica dalla montagna sopra Anzonico, sbarrò la valle, risalendo addirittura sul versante opposto dove diede origine al pianoro di Chironico. Il fiume Ticino dovette aprirsi il passaggio attraverso un caotico ammasso di detriti creando così le gole della Biaschina.L'antica parrocchiale di Sant'Ambrogio, a Chironico, è unica nel suo genere: le due navate formano infatti un'unica aula trapezo
Faido, all'imbocco della selvaggia gola del Monte Piottino, terrore dei viaggiatori dei secoli passati, deve il suo primitivo sviluppo - come Giornico e Airolo d'altronde - alla sua posizione ai piedi di un ostacolo naturale che imponeva una sosta al transito delle persone e delle merci. In certi punti, qui, la valle è larga appena poche decine di metri. L'uomo ha saputo sfruttare a suo vantaggio la forza che le acque del fiume sprigionano nel superare questi gradini: a Bodio è così sorta la centrale della Biaschina ed a Lavorgo quella del Piottino.A Polmengo, immediatamente prima della gola, già si lavora ad un nuovo gigantesco progetto di attraversamento della catena alpina.Nei villaggi del piano e dei terrazzi si possono ammirare antiche case di legno tipiche della regione del Gottardo.La chiesa di Rossura, su un dosso antistante il villaggio, conserva un importante ciclo pittorico quattrocentesco.
L'alta Leventina - il terzo settore - si estende dalla soglia del Piottino fino alle porte di Airolo ed è formata da un ampio bacino alluvionale posto a quasi 1000 metri di altitudine. Una grande valle di origine glaciale, la val Piora, sovrasta in questo tratto la valle principale, sui cui versanti sono i terrazzi occupati dalle frazioni di Quinto e di Airolo.All'entrata di Deggio s'incontra la chiesetta di San Martino le cui origini si situano attorno all'anno Mille; il coro e la navata conservano un ciclo di affreschi tardogotici.
L'ultimo ostacolo all'attraversamento della valle è rappresentato dalla gola dello Stalvedro, anticamente custodita da una torre fortificata.La vasta conca di Airolo, profondamente segnata dalle infrastrutture stradali e ferroviarie, e la val Bedretto, racchiusa fra due catene di montagne le cui cime toccano i 3000 metri, formano l'ultimo settore - il più alto - della valle. La val Bedretto, ricca di pascoli alpestri, è la regione che conosce la maggiore innevazione di tutto il Cantone, motivo di costante pericolo per i suoi abitanti durante i mesi invernali.Il nucleo di Fontana, distrutto da un incendio nel 1868, fu ricostruito dall'ingegner Luigi Favre, futuro progettista della galleria ferroviaria del San Gottardo.
Dal versante sinistro della valle, ad oriente di Airolo, sbocca la val Canaria; ad occidente, la Tremola, famosa per la bellissima strada di accesso al passo del San Gottardo che il Cantone Ticino vi costruì nel 1830.La storiografia tradizionale situa l'apertura del valico all'inizio del XIII secolo. I ritrovamenti archeologici indicano tuttavia che la valle fu frequentata fin dall'età del ferro e, in epoca romana, abitata fino ai piedi del San Gottardo: i materiali scavati a Madrano, in particolare, attestano scambi tra i due versanti alpini che sembrerebbero anticipare di molto la frequentazione di questa "via delle genti".
Lavorgo

Chiggiogna
Il comune include 3 frazioni: Fusnengo, Lavorgo e Fedoccio. L'antico abitato di Chiggiogna è già citato nel 1211 con il nome di Gazonia, o Gazonio (1229). La chiesa parrocchiale dedicata a Santa Maria Assunta è di stile romanico e fu trasformata a diverse riprese fino al 1524; dell'edificio originario rimane il campanile del XIIesimo secolo. Essa è collocata ai piedi della parete di rocciosa e da' un tocco pittoresco al villaggio tagliato in due dal terrapieno della ferrovia del San Gottardo. Sono pure presenti alcune tipiche case leventinesi in legno; le ultime poichè a valle della Biaschina questo tipo di costruzione non esiste più. Da Chiggiogna, in direzione sud, si prosegue verso la frazione di Lavorgo, dove furono scoperte tombe preistoriche e romane e meglio conosciuta per la presenza di un impianto idroelettrico. Nel vecchio nucleo è presente una cappella del 1662 in onore di Santa Petronilla.